Il motivo, il bisogno che può spingere qualcuno a cambiare può essere dei più disparati, può essere futile, può essere importante, può essere stupido, può essere palese oppure neppure la persona che cambia può sapere perchè lo fa.
Fattostà che nonostante tutti tendano ad essere delle pietre immobili, la verità è che siamo delle pietre in continuo cambiamento: ognuno di noi è un fiume, sempre così uguale a sè stesso ma ogni momento così diverso da ciò che era il momento prima.
Molto spesso cambiamo senza rendercene conto, per necessità, con naturalezza. A volte dopo essere cambiati ci guardiamo allo specchio e ci rendiamo conto di non riconoscere la persona che stiamo guardando...che a volte ci piace, a volte no.
Altre volte sappiamo di cambiare, lo avvertiamo, lo sentiamo.
Come conciliare la nostra abitudinarietà con questi continui cambiamenti? Come essere sempre sè stessi pur cambiando ogni momento?
La risposta è più facile di quanto si creda: bisogna trovare quello che in un film definiscono "un testimone della nostra vita". Una persona che ci ami e che sia amata da noi, che sia al nostro fianco e che ci accompagni durante la nostra vita. Qualcuno che oltre a cambiare con noi, ci cambi a sua volta.
Mi piace pensare a questa persona come una boa ferma in mezzo al fiume dei nostri cambiamenti: una boa asseconda il fiume e cambia con lui, ma nei momenti di piena si oppone alla forza dell'acqua, resiste, rimane immobile finchè tutto non torna come prima. Apparentemente, perchè in realtà tutto è così diverso anche se così uguale.
Tra fiume e boa si crea una simbiosi, un'intesa non scritta e silenziosa che non ostacola il libero fluire del fiume nè l'immobile adattarsi della boa a fiume.
Chi legge questo blog, sa che sono un fiume abbastanza veloce e vorticoso, che cambia spesso.
Chi legge questo blog, sa che a lungo non ho avuto una boa ancorata tra le mie acque.
Chi legge questo blog, sa che avevo trovato la mia boa.
Chi legge questo blog, sa che l'àncora di questa boa ha ceduto, non per troppa impetuosità del fiume, ma per cedevolezza strutturale dell'àncora stessa.
Come dire, non è colpa del fiume, era la boa ad essere progettata male.
Così perfetta, a suo agio nelle mie acque, ma al tempo stesso così fragile, scomoda nella sua immobilità.
Che cosa resta ad ognuno di noi?
Io torno ad essere un fiume vorticoso che scorre, cosa che sinceramente mi ha stancato.
Lei scivola a valle, senza più catena che la leghi al mio fondale, e diventa fiume a sua volta.
Con me, condivide qualche metro di argine, niente più.
Nella vita tutti abbiamo bisogno di una boa, io in questo momento ne ho particolarmente bisogno, ma non posso ancorarne un'altra perchè sul mio fondale rimangono pezzi di àncora e catena della boa precedente.
Come dire che la cura alla malattia è impedita dai sintomi della malattia stessa.
Fiumi e boe hanno un grosso vantaggio: non hanno sentimenti, non hanno ragione. Il fiume scorre, la boa galleggia e tutto finisce lì.
Se la boa si sgancia, non cambia nulla. Nè per il fiume, nè per la boa.
Nella vita, ogni cosa è tutt'altro che facile: non è facile essere boa, non è facile essere fiume.
Non è facile essere fiume senza boa, nè boa senza fiume; dopotutto boe e fiumi sono destinati ad essere insieme.
Soprattutto, è difficile trovare la giusta boa per il nostro fiume.
Ancora più difficile è ripulire il fondale dai rottami della vecchia boa.
L'unica cosa che contava per me eravamo noi,
nient'altro che noi.
Nessun commento:
Posta un commento