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Ogni riferimento a fatti, persone e cose reali è puramente intenzionale.
E sì, la mia vita fa abbastanza schifo, grazie per farmelo notare.

domenica 21 ottobre 2007

La Legge di Rudin

"In casi di crisi che obbligano la gente a scegliere tra

varie linee di condotta, la maggioranza

sceglierà la peggiore possibile."



Ho scelto di iniziare l'odierno post con questa citazione di uno dei corollari della Legge di Murphy perchè va a toccare esattamente l'argomento del post, che è uno dei suoi ultimi messaggi, che dice:

"E se tu avessi più volte preso una decisione

e l'unica cosa giusta fosse stata tornare indietro?

Come puoi sapere che quelli che consideri errori

non siano la cosa più giusta?"


Le scelte che facciamo ogni giorno spesso sono scelte a scatola chiusa: si sa cosa si lascia ma non si sa cosa si trova. Mi sono trovato anche io in queste situazioni e non è piacevole.
Ci si sente confusi e spesso si ha paura.
Quando mi trovo davanti ad una scelta del genere ripenso sempre alla prima volta che mi sono tuffato dal trampolino dei 3 metri in piscina.
Avevo una fifa boia, ero piccolo e l'acqua sembrava essere kilometri più in basso. Dopo varie mene mentali (non molte, avevo 10 anni credo) mi sono buttato.
Ricordo nettamente che nell'istante in cui i miei piedi si sono staccati dal trampolino ho pensato "Adesso non posso più tornare indietro".
Oggi quando mi trovo in una situazione simile penso "Rien ne va plus", la frase pronunciata ai tavoli della roulette che significa "Il gioco è fatto" in manjaranocchiese (leggi francese).
L'unica differenza tra le due frasi è che la seconda fa Ocean's Eleven (o Twelve o Thirteen).

Questo cosa centra? Tutto e niente....
Ogni giorno facciamo scelte, a volte giuste, a volte sbagliate.
Ogni giorno ci sentiamo soli e fragili, magari confusi.
Come dice il teorema di Stockmeyer:
"Se sembra facile, è dura. Se sembra difficile, è fottutamente impossibile."

Non so cosa voglio dire con tutto questo, so solo che le sto rovinando la vita e la cosa mi dispiace, davvero, ma per una volta voglio andare fino in fondo, non mi voglio voltare indietro stavolta.

Comunque vada, semper fidelis.

3 commenti:

RobyD ha detto...

A volte si è quasi felici di soffrire,di sentire un mare in tempesta che si agita dentro il petto,si preferisce la sofferenza ad una placida felicità,perchè quel dolore ci fa sentire vivi,ci dona dei momenti che ricorderemo quando ci chiederemo se abbiamo mai vissuto,ci fa sentire degni di quell'amore per cui lottiamo,lo rende più sublime e perfetto,anche se forse non riusciremo mai ad assaporarlo.

Unknown ha detto...

In risposta a Robyd. Non è il dolore che ci fa sentire vivi, in quanto l'unica funzione del dolore è quella di spingere l'organismo ad una risposta alla causa della sofferenza, che sia questa il tirarsi indietro o l'affrontare la fonte del dolore. Il soffrire è un processo di graduale immobilizzamento, attraverso il quale l'organismo si arrende gradualmente, fino ad assuefarcisi e, successivamente, a morire. Il sentirsi vivi non è connaturato al dolore, ma al superamento di tale stadio, che permette di fare i conti da vicino con quanto si ha rischiato (di perdere, generalmente) e porta ad una più alta considerazione di sè medesimi.
Se non ti uccide, ti rende più forte, insomma.

Personalmente, è questo che ho imparato sul dolore. Non è la Verità, è solo un parere di uno che ha rischiato troppe volte, in un remoto passato, l'assuefazione a tale stadio.

Lana*Lilo ha detto...

non sono profonda e non ci provo... non ho neanche delle idee mie e questa mancanza di spessore si vede...anyway, in risposta a entrambi(poi anacleto spieghi anche a me quella dei 32 bit di non so che) cito l'unica frase in cui mi ritrovo...Maybe we like the pain. Maybe we're wired that way. Because without it, I don't know; maybe we just wouldn't feel real. What's that saying? Why do I keep hitting myself with a hammer? Because it feels so good when I stop.(in pratica robyd i agree)
con amore